28/02/2010
La Somme - Parte Seconda
LA COMPLETA BIOGRAFIA DI
“J.R.R. TOLKIEN”
SECONDA PARTE
Tolkien trascorse il periodo di tregua dopo la battaglia per recuperare le forze fra cene fra ufficiali, i pochi giorni di “permesso” passato nelle cittadine francesi nelle vicinanze e i suoi compiti da sottoufficiale, quale la censura delle lettere.
Il futuro scrittore trovava difficile socializzare con i suoi pari (gli ufficiali), ma nutriva una profonda ammirazione per i suoi attendenti (soldati semplici usati per i lavori più umili).
Di uno di questi, un certo Thomas Gaskin, arrivò a conservare la lettera della madre che chiedeva del figlio, scomparso durante l’assalto a Ovillers.
In questo periodo Tolkien venne promosso a ufficiale segnalatore, perché il suo predecessore era stato trasferito.
Il compito che gli si prospettava davanti era tutto tranne che facile, infatti nei primi giorni della battaglia le comunicazioni alleate erano state inefficaci e in più erano state intercettate dal nemico.
La nomina divenne effettiva il 21 luglio, lasciando al povero sottotenente un periodo troppo breve per permettergli di immedesimarsi nel ruolo.
Tre giorni dopo (il 24 luglio) l’undicesimo fucilieri venne impiegato sul fronte nord della Somme, in un posto chiamato ironicamente Oceans villas , ove era stata fatta detonare una mina di grosse dimensioni, senza però ottenere risultati apprezzabili.
Ivi passarono alcuni giorni nelle trincee occupati principalmente a schivare bombardamenti, nascosti nelle fetide buche presenti nel terreno.
Inoltre scavarono delle trincee per utilizzarle nei successivi attacchi.
Il 30 ricevettero l’ordine di ritirarsi dal fronte, e ricevettero un turno di riposo che trascorsero in un bosco nelle vicinanze di un villaggio chiamato Mailly-Maillet.
Festeggiarono l’anniversario della battaglia di Minden, nella quale i fucilieri del Lacashire avevano contribuito a sconfiggere i francesi nel 1759.
I soldati ricevettero una rosa a testa e venne organizzato un incontro di pugilato bendato.
Il turno finì il 5 agosto.
Il nove arrivò l’ordine di trasferirsi con un altro ufficiale, alcuni sottufficiali e un manipolo di uomini.
La destinazione erano le rovine della vecchia raffineria di zucchero, ove era stata organizzata una fossa comune.
Lavorarono fino al giorno successivo a seppellire i morti, sotto dei bombardamenti che uccisero quattro uomini.
Infine si accamparono a Bus-lès-Artois, ove vennero alloggiati in alcune baracche antistanti al villaggio.
Nonostante ciò Tolkien trascorse ben due notti all’addiaccio.
In questo periodo ricevette alcune lettere da i suoi amici superstiti, G.B.Smith e Wiseman, discutendo sulla morte di Rob, e di un eventuale scioglimento del TBCS.
Dal giorno 16 al 23 agosto John Ronald si trovò a seguire un corso di aggiornamento sulle comunicazioni sul campo di battaglia, sino ad ora usate in maniera inefficace.
G.B.Smith lo cercò il 19, ma non lo trovò perché era per l’appunto assente a causa del suddetto corso.
I due riuscirono infine ad incontrarsi il 20, perche Tolkien si trovava in quel momento in una località poco distante, Acheux.
Da quel giorno poterono vedersi sino alla fine del corso con regolarità.
In tal modo poterono discutere a lungo a proposito della morte di Gilson e concordarono che il TBCS sarebbe sopravvissuto alla dura prova data da quella terribile perdita.
Confrontarono i pochi scritti creati nelle trincee e, infine si salutarono il giorno 22.
Non lo sapevano ancora, ma quella sarebbe stato il loro ultimo incontro.
18:00 Scritto da: legolas02 (Webmaster) in Biografia di J.R.R.Tolkien | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: somme, tolkien, tbcs | OKNOtizie |
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24/02/2010
CANZONI DELLA TERRA DI MEZZO
LE CANZONI CONTENUTE NEL LIBRO
“IL SIGNORE DEGLI ANELLI”
IN LINGUA ORIGINALE
Questa settimana ci occupiamo di una canzone molto speciale.
Essa è infatti contenuta nel capitolo “molti incontri” e si tratta di una composizione dello stesso Bilbo Baggins.
Si annota anche una piccola partecipazione alla stesura di Aragorn.
I versi ripercorrono la famosa storia di Earlendil e di sua moglie Elwing, che molti anni addietro si recarono a Valinor per chiedere aiuto contro l’oppressione di Melkor, recando seco il Silmaril.
Il loro destino però sarà di non poter più tornare alle terre mortali.
Da notare come i due fossero i genitori del sire di Gran Burrone, Erlond, e che questa sia quindi considerata da molti, Aragorn compreso, una composizione a dir poco audace.

Earendil was a mariner
that tarried in Arvernien;
he built a boat of timber felled
in Nimbrethil to journey in;
her sails he wove of silver fair,
of silver were her lanterns made,
her prow was fashioned like a swan
and light upon her banners laid.
In panolpy of ancient kings,
in chained rings he armoured him;
his shining shield was scored with runes
to ward all wounds and harm from him;
his bow was made of dragon-horn,
his arrows shorn of ebony;
of silver was his habergeon,
his scabbard of chalcedony;
his sword of steel was valient,
of adamant his helmet tall,
an eagle-plume upon his crest,
upon his breast an emerald.
Beneath the Moon and under star
he wandered far from northern strands,
bewildered on enchanted ways
beyond the days of mortal lands.
From gnashing of the Narrow Ice
where shadow lies on frozen hills,
from nether heats and burning waste
he turned in haste, and roving still
on starless waters far astray
at last he came to Night of Naught,
and passed, and never sight he saw
of shining shore nor light he sought.
The winds of wrath came driving him,
and blindly in the foam he fled
from west to east and errandless,
unheralded he homeward sped.
There flying Elwing came to him,
and flame was in the darkness lit;
more bright than light of diamond
the fire on her carcanet.
The Silmaril she bound on him
and crowned him with the living light,
and dauntless then with burning brow
he turned his prow; and in the night
from otherworld beyond the Sea
there strong and free a storm arose,
a wind of power in Tarmenel;
by paths that seldom mortal goes
his boat it bore with biting breath
as might of death across the grey
and long forsaken seas distressed;
from east to west he passed away.
Thought Evernight he back was borne
on black and roaring waves that ran
o'er leagues unlit and foundered shores
that drowned before the Days began,
until he hears on strands of pearl
where end the world the music long,
where ever-foaming billows roll
the yellow gold and jewels wan.
He saw the Mountain silent rise
where twilight lies upon the knees
of Valinor, and Eldamar
beheld afar beyond the seas.
A wanderer escaped from night
to haven white he came at last,
to Elvenhome the green and fair
where keen the air, where pale as glass
beneath the Hill of Ilmarin
a-glimmer in a valley sheer
the lamplit towers of Tirion
are mirrored on the Shadowmere.
He tarried there from errantry,
and melodies they taught to him,
and sages old him marvels told,
and harps of gold they brought to him.
They clothed him then in elven-white,
and seven lights before him sent,
as through the Calacirian
to hidden land forlorn he went.
He came unto the timeless halls
where shining fall the countless years,
and endless reigns the Elder King
in Ilmarin on Mountain sheer;
and words unheard were spoken then
of folk and Men and Elven-kin,
beyond the world were visions showed
forbid to those that dwell therein.
A ship then new they built for him
of mithril and of elven glass
with shining prow; no shaven oar
nor sail she bore on silver mast:
the Silmaril as lantern light
and banner bright with living flame
to gleam thereon by Elbereth
herself was set, who thither came
and wings immortal made for him,
and laid on him undying doom,
to sail the shoreless skies and come
behind the Sun and light of Moon.
From Evergreen's lofty hills
where softly silver fountains fall
his wings him bore, a wandering light,
beyond the mighty Mountain Wall.
From a World's End there he turned away,
and yearned again to find afar
his home through shadows journeying,
and burning as an island star
on high above the mists he came,
a distant flame before the Sun,
a wonder ere the waking dawn
where grey the Norland waters run.
And over Middle-Earth he passed
and heard at last the weeping sore
of women and of elven-maids
in Elder Days, in years of yore.
But on him mighty doom was laid,
till Moon should fade, an orbed star
to pass, and tarry never more
on Hither Shores where Mortals are;
or ever still a herald on
an errand that should never rest
to bear his shining lamp afar,
to Flammifer of Westernesse.
Eärendil era uomo di mare,
Eppur si attardava ad Arvernien;
Costruì una barca di legno
Per recarsi sino a Nimbrethil;
D'argento tessute le vele,
D'argento eran pur le lanterne,
E la prua in forma di cigno,
E la luce sulle bandiere.
Un'armatura dei re antichi,
In maglia di anelli intrecciati;
Sullo scudo intagliate le rune
Contro tutti i pericoli e i mali;
Un arco di corno di drago,
Le frecce d'argento di ebano duro,
D'argento splendente la cinta,
E il fodero di crisopazio;
Valorosa la spada d'acciaio,
Inflessibile l 'elmo orgoglioso
Sormontato da una piuma d'aquila;
Uno smeraldo gli spendea sul petto.
Sotto la Luna e sotto le stelle
Dai nordici lidi andò vagabondando,
Per meravigliosi sentieri incantati,
Sino ad un mondo al di là dei mortali.
Dal gelido tormento dello Stretto Ghiaccio
Ove l 'ombra ricopre le colline glaciali,
Dalle fiamme ed il fuoco di antri arroventati,
Egli fuggì via ed ancor vagando
Su acque cupe e su laghi fatali
Giunse infine un giorno alla Notte del Nulla,
E vi s'inoltrò e non vide mai tracce
Di rive, di spiagge, di luci o di rocce.
I venti incolleriti, furibondi lo travolsero,
E tra schiuma e schiuma fuggì ciecamente
Senza più sapere dove est ed ovest fossero
cercando la via di casa disperatamente
In quel momento Elwing gli apparve davanti,
E brillò una fiamma nell 'oscurità;
Più fulgida e splendente di luce di diamanti
Era la favilla sulla sua fronte.
Donò a lui il Silmaril,
Incoronandolo di luce e di vitalità,
Così intrepido e forte e prode Eärendil
Riprese il comando della sua nave.
Nella buia notte di questo mondo oltre il mare,
Si levò d'improvviso una tempesta violenta,
Un vento di potere e potenza a Tarmenel.
Trascinò veloce la sua barca la tormenta
Per sentieri che i mortali non percorrono mai.
Attraverso mari remoti e abbandonati,
Attraverso grigi flutti incantati
da oriente a occidente, senza tonare mai
Condotto da onde nere e ruggenti
Per leghe infinite, su abissi profondi,
Ove prima che iniziassero i giorni vi erano terre,
Nella Notte del Nulla, nelle ombre frementi,
Udì su rive di perle
Ove frangono i flutti, ove muoiono i mondi,
Una musica eterna vibrare
Tra l 'oro e le gemme trsportate dal mare.
Silente e pensosa la Montagna si ergeva,
E nel suo grembo Valinor il vespro teneva;
Eärendil scorse al di là del mar
Splendente, lontano, remoto, Eldamar.
Sfuggito era infine alla notte,
Giunto in un limpido porto,
Nella Casa di Elfi ove tutto è verde e conforto,
Ove l 'aria è fragrante ed il cielo cristallin,
Ove ai piedi del Colle di Ilmarin
Splendide e fulgenti vallate
Di Tirion le alte torri illuminate
Si riflettono sul lago ombroso
Lì placò la stanchezza del viaggio,
Imparando melodie soavi,
Ascoltando come in miraggio,
I racconti e le storie degli avi.
Lo vestirono di elfico bianco,
Ed ei partì per contrade nascoste,
Sette luci sul suo cammino stanco,
Come se attraversasse il Calacirian.
Giunse nei luoghi ove il tempo non scorre,
Ove gli anni risplendono eterni,
Ed il Remoto Re governa perenne
Ad Ilmarin sulla Montagna solenne;
Gli svelaron segreti e misteri
Sul conto degli Elfi e degli Uomini veri.
Del mondo gli mostraron visioni
Proibite ai comuni mortali.
Poi un nuovo vascello costruirono per lui
In cristallo elfico intagliato;
Non aveva bisogno di remi,
E sull 'albero d'argento sbalzato
Nessuna vela avevano issato:
Il Silmaril era allo stesso tempo
Lanterna brillante e bandiera al vento
Posta sulla nave dalla mano di Elbereth;
Ella diede ad Eärendil delle ali immortali,
E dei perenni incantesimi fatali,
Per poter giungere navigando nei cieli
Della Luna e del Sole al di là dei veli.
Dalle alte colline di Sempresera
Ove l 'acqua delle fontane scorre leggera,
Le ali lo portarono, pari a luce vagante,
Oltre l 'imponente Muro di Montagne.
Ma un giorno dalla Fine del Mondo andò via,
Per la sua amata casa pieno di nostalgia,
E si rimise in viaggio onde ritrovarla
Sfavillante come un'isola di stelle;
Giunse così in alto oltre nubi e nebbie,
Una scintilla al cospetto del Sole,
Un prodigio di fronte all 'alba nascente
Ove delle Terre Nordiche scorre il grigio torrente.
Sulla Terra di Mezzo passò volando
E udì i lamenti, la tristezza ed il pianto
Di molte elfiche voci femminili
Nei Tempi Remoti, negli anni lontani.
Ma egli sapeva di essere condannato
A vagare come un astro infuocato
Finché la Luna non fosse sbiadita,
Prima di poter posare le dita
Sulle sponde di Qui ove vivono i mortali;
Mai il messagero si potrà riposare
E nemmeno il suo compito abbandonare
Che è di recar lungi il suo lume senza ingiuria,
Il Flammifer dell 'Ovesturia.
18:00 Scritto da: Redazione in Canzoni Nella Terra di Mezzo | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: aragorn, erlond, bilbo, canzoni, tolkien | OKNOtizie |
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